Via Ferrata

Ferrata Bolver Lugli: il grande anello delle Pale di San Martino fino al Bivacco Fiamme Gialle

Grande anello nelle Pale di San Martino con salita della Ferrata Bolver Lugli, arrivo al Bivacco Fiamme Gialle e rientro lungo Val dei Cantoni, Passo Bettega, Rifugio Rosetta e Col Verde. Giro lungo, spettacolare e impegnativo, con discesa detritica ed esposta da affrontare con attenzione.

Difficoltà D
Dislivello 1609 m
Durata 4h 23m
Lunghezza 15.7 km
Massima altitudine 3005 m

La Ferrata Bolver Lugli è uno di quei giri che restano addosso: una salita lunga, intensa e spettacolare nel cuore delle Pale di San Martino, con arrivo al panoramico Bivacco Fiamme Gialle e rientro attraverso l’ambiente severo della Val dei Cantoni e del Rifugio Rosetta. Non è una ferrata da prendere alla leggera: qui non conta solo la difficoltà tecnica dei singoli passaggi, ma l’insieme del percorso, il dislivello importante, la quota, l’esposizione e una discesa lunga su terreno spesso detritico.

Il giro parte dal 10° tornante sopra gli impianti di Col Verde, dove si lascia l’auto in un piccolo parcheggio attrezzato con panchine. Dal parcheggio si torna brevemente indietro fino al tornante, dove inizia il sentiero 725, il Sentiero del Cacciatore. La traccia scende leggermente, attraversa il Rio Marmor, spesso in secca, e poi comincia a salire in un bel bosco, con un primo tratto piacevole e ancora lontano dall’ambiente verticale che caratterizzerà la giornata.

Raggiunto un costone, il sentiero perde circa 80 metri di dislivello fino all’incrocio con il percorso che sale da San Martino di Castrozza. Da qui si continua nel bosco, guadagnando quota con una serie di tornanti fino a entrare nel vallone degli impianti di Col Verde. Poco più avanti si lascia a destra il Sentiero del Cacciatore e si sale verso Malga Pala, raggiungendo poi la strada della malga e seguendola fino alla zona dell’impianto.

Appena prima dell’arrivo dell’impianto, un cartello indica la direzione per la Ferrata Bolver Lugli. Si segue il sentiero 706, che passa a sinistra del torrente e risale il pendio tra prati, sassi e terreno sempre più aperto, fino a incontrare il sentiero 712 proveniente da Malga Fosse. Da qui bastano ancora pochi metri di salita per raggiungere l’attacco della ferrata, segnalato da una targa in bronzo posata nel 2020 per il 50° anniversario dell’inaugurazione.

La prima parte della Bolver Lugli introduce gradualmente alla parete. Un cavo supera le prime roccette, poi il percorso alterna tratti attrezzati, brevi sezioni camminabili e banchi ghiaiosi. In questa zona è importante non distrarsi: ometti e segni aiutano a restare sulla traccia corretta, ma il terreno richiede comunque attenzione.

Alla base del caminetto il carattere della salita cambia. La parte più semplice finisce e la ferrata diventa più continua, più verticale e decisamente più coinvolgente. Si risale un caminetto attrezzato, si raggiunge un pulpito e si prosegue tra corde, placche e tratti rocciosi dove la progressione è divertente, ma richiede passo sicuro e concentrazione. Nella parte alta compaiono gradini, funi su placca e passaggi sempre più panoramici.

Il tratto forse più impegnativo arriva alla base di una parete verticale: una sezione esposta, protetta dal cavo d’acciaio, che permette di salire verso la parte superiore della ferrata. Da qui l’ambiente diventa grandioso. Le Pale di San Martino si aprono intorno, il vuoto aumenta e il bordo dell’altopiano sembra finalmente vicino. Ancora placche, tratti quasi verticali e un ultimo canale accompagnano all’uscita, dove la ferrata termina su una cresta.

Dalla fine delle attrezzature si prosegue lungo la cresta e poi su pendio detritico verso il ben visibile Bivacco Fiamme Gialle, una delle presenze più iconiche di questo itinerario. Il bivacco, recentemente rinnovato, appare come una piccola casetta gialla sospesa tra roccia e cielo. All’interno si trovano un tavolino e letti a castello lungo le pareti, per un totale di 9 posti letto con coperte; la grande vetrata verso occidente e l’oblò posteriore rivolto al Passo del Travignolo rendono la sosta ancora più suggestiva.

Dopo una breve visita al bivacco, inizia la parte da non sottovalutare: la discesa. Il sentiero verso il Passo del Travignolo è molto esposto, coperto di detriti e con alcuni passaggi su roccia. Prima di raggiungere il passo si scende verso la Val dei Cantoni, seguendo il sentiero 716. Qui il terreno è spesso insidioso, con sassi mobili, ghiaia e tratti in cui serve attenzione costante.

Si raggiunge quindi la parte superiore del salto roccioso chiamato “crepaccio”, dove un tempo era presente un nevaio. I segni guidano verso destra e alcune funi facilitano la discesa fino alla parte bassa del vallone. La discesa continua nella Val dei Cantoni, poi altre funi permettono di risalire un roccione e guadagnare le ultime propaggini della Croda della Pala, fino all’imbocco del vallone che sale al Passo Bettega.

Il sentiero risale con pendenza media fino al passo. Da qui il rientro previsto sarebbe stato la discesa diretta verso Col Verde, ma il sentiero risultava inagibile e segnalato da apposito cartello. Per evitare problemi ho quindi proseguito verso il Rifugio Rosetta, allungando il giro rispetto al programma iniziale. Dopo un primo tratto più tranquillo, il sentiero torna a salire per riguadagnare l’altopiano delle Pale; una volta in cima, il rifugio compare in lontananza e si raggiunge in pochi minuti.

Dal Rifugio Rosetta si seguono le indicazioni per Col Verde. Il sentiero scende con molti tornanti sotto i piloni della funivia del Rosetta; in alternativa, quando gli impianti sono aperti, è possibile salire dal rifugio alla funivia e scendere a Col Verde. Il primo tratto a piedi è ripido, stretto ed esposto, poi una sezione protetta da corda aiuta a perdere quota fino ad alcuni ripiani erbosi.

La lunga traversata sotto Cima Corona e il Dente del Cimone riporta verso la zona in cui sarebbe sbucato il sentiero diretto risultato inagibile. Da qui, tra saliscendi dovuti a recenti frane, si raggiunge il pendio erboso sopra l’arrivo dell’impianto di Col Verde. Una serie di zig-zag fa perdere quota fino alla stazione, da dove si rientra seguendo a ritroso il percorso del mattino.

È un itinerario magnifico, ma impegnativo: la Ferrata Bolver Lugli non è solo una salita attrezzata, è un grande giro dolomitico ad alta quota, lungo, panoramico e severo. La ricompensa è enorme: pareti verticali, altopiani lunari, il Bivacco Fiamme Gialle a 3005 metri e uno degli ambienti più potenti delle Pale di San Martino.

Salita da Federico il 2 agosto 2026

Route map

Mappa del percorso

Profilo altimetrico